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Carrara

Carrara, la città di marmo

Nonostante qui il marmo lo si trovi ovunque, possiamo tranquillamente affermare che la città di Carrara non ostenti opulenza. Le facciate dei palazzi, i davanzali e le cornici delle finestre, le decorazioni dei portali le fontane; ne sono fatte le panchine nei giardini, i monumenti, le targhe della toponomastica, le scalinate e i marciapiedi del centro storico. Da non perdere il duomo  cittadino e la sua “ruota”, famosi nel mondo,  un giro in piazza Alberica, uno spettacolo con la sua fontana e la “Beatrice” che controlla e veglia sulla piazza.

La Storia

Intorno al I secolo d.C., con l’inizio dell’escavazione marmifera, alcune potenti famiglie della città romana di Luni, ordinarono la fondazione di alcuni insediamenti. Con il declino dell’impero romano e i primi secoli del Medioevo vennero abbandonate le cave; questi episodi avviarono una profonda trasformazione della società che vi si era insediata trasformandola in una comunità essenzialmente agricola.
Bisogna aspettare il X secolo, quando con il progressivo sviluppo di una curtis de Cararia, Ottone I la trasformò in feudo del vescovo di Luni nel 963 d.C. Nel 1322 la città passò sotto il controllo di Castruccio Castracani, poi di Lucca, infine dei Visconti di Milano, che la tennero fino al 1402. Dopo essere divenuta dominio dei Malaspina nel 1442, Carrara legò le sue vicende a quelle di Massa, siccome le due città erano unite sotto il territorio della famiglia.
Dopo che si estinse la dinastia dei Malaspina, il territorio fu prima unito al Ducato di Modena (1741) e poi venne assegnato a Maria Beatrice d’Austria-Este, restando sotto il dominio dei signori di Ferrara fino all’Unità d’Italia (1859).
In periodo Risorgimentale Carrara fu teatro di aspre lotte sociali, diventando patria di socialisti e anarchici. In particolare i lavoratori richiedevano a gran voce aumenti salariali e soprattutto di diventare proprietari delle cave stesse.
Nel 1902 i cavatori ottennero il più giusto contratto dell’epoca per una classe di lavoratori.
Con l’avvento del fascismo ci furono divisioni laceranti e sanguinose, e proprio in onore di ciò, l’insurrezione degli abitanti costrinse i tedeschi ad abbandonare la zona tra l’8 e il 16 aprile 1945.

Come visitarla

La visita guidata per le vie della città è compresa negli itinerari “I Pilastri della Lunigiana” e “Dalla Cava alla Bottega“.

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