TAPPA

Matera

Da pietra a Capitale della Cultura

La storia

La forma originaria dell’area dove ora persistono i Sassi, la “Matera originaria” composta da costruzioni e cavità, era prettamente collinare e ricca di vegetazione. Se andiamo indietro nel tempo fino alla preistoria, questa collina apparve come un luogo adatto alla stanzialità di popoli nomadi in cerca di cibo, acqua e difesa.

La folta vegetazione che ricopriva la rupe rocciosa era ricca di animali selvatici e di frutti ed era delimitata per tre quarti da una profonda depressione morfologica, chiamata Gravina. Questa è attraversata da nord a sud dall’omonimo torrente, e da due solchi di erosione fluviale denominati “grabiglioni”che convergevano da ovest e da sud verso il suddetto torrente.

In un altro anfratto, alla sinistra del torrente, delimitato dalle colline di Murgecchia e Murgia Timone, si trova “u yiry”(il gorgo), un laghetto perenne alimentato dal fiume Jesce.

Trovate le condizioni ideali ai fini dell’insediamento, questi primi abitanti si insediarono su questa altura imprendibile che consentiva il controllo del territorio circostante.

Il primo grande insediamento

Successivamente, gli indigeni si trasferirono nelle grotte naturali circostanti e poi di scavarne di nuove per soddisfare le necessità dell’intera comunità.

È poi con l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento che si stabiliscono le condizioni per un’economia di sussistenza e per una definitiva permanenza di gruppi umani. Passano molti secoli e mentre altrove sorgono grandi civiltà e si ergono costruzioni monumentali, qui si continua a scavare e si va sempre più in profondità, sviluppando il più esteso insediamento in grotta del mondo. Le evidenze archeologiche di quest’area consentono di confermare una presenza umana stabile e sempre più numerosa.

Lo spopolamento e la “riconquista” dei Sassi

Durante il I millennio a.c., specialmente dal V secolo in poi, la “Civita” conobbe un decremento demografico. Rarissimi sono i reperti di età greca e romana, probabilmente per una migrazione verso le coste ioniche in concomitanza con la colonizzazione della Magna Grecia.

Il processo migratorio si esasperò ancora di più alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente e alla conseguente occupazione del territorio da parte di popoli estranei alla civiltà latina.

Il ripopolamento della collina e delle grotte circostanti ricominciò solo con la presenza di un presidio militare longobardo i cui capi abitarono in edifici costruiti nella zona denominata “Castelvecchio”. Gruppi etnici longobardi si insediarono, invece, in una zona del Sasso Barisano.

Il primo nucleo urbano si consolidò sotto il governo bizantino e intorno alla “Civita” vennero erette le mura di cinta, all’interno delle quali stavano le autorità amministrative, mentre il resto della popolazione trovò ospitalità nelle grotte dei Sassi, poi Caveoso e Barisano.

L’età degli ordini monastici

Con l’arrivo delle comunità monastiche, però, lo scavo non fu più casuale. Le chiese divennero delle vere architetture con absidi, navate, colonne, capitelli, ottenuti da capaci scavatori sotto la guida sapiente dei monaci. Così le grotte diventarono anche botteghe, depositi, stalle e opifici. All’interno delle mura fu costruito il monastero benedettino di Sant’ Eustachio, dove tra il 1093 e il 1094 soggiornò papa Urbano II. Durante il XII e il XIII secolo, con la dominazione Normanno-Sveva si allargano le mura intorno alla “Civita”, a cui si accedeva dalle due porte di “yis”e di “sis”(inferiore e superiore) dalla parte del piano, e da porta “p’stal” (Posterla oggi Pistola) dalla parte del Sasso Caveoso.

Nel 1270 venne costruita la Cattedrale che insieme al monastero di Sant’Eustachio costituì un complesso monumentale impressionante per gli abitanti delle grotte circostanti. La “Civita” divenne così il centro amministrativo-religioso della città e nei suoi pressi furono eretti alcuni palazzi nobiliari nel corso dei secoli successivi. (i due palazzi Gattini, palazzo Malvezzi, palazzo Moro, ecc.).

L’espansione fuori le mura

Nei secoli XIV e XV (periodo Angioino-Aragonese) la città si espanse fuori le mura con la nascita di piazza Sedile; mentre nei Sassi, grazie alla crescita economica e sociale, presero consistenza le abitazioni costruite con i tufi cavati dalle grotte sottostanti. Così, la “Civita” assunse l’attuale configurazione urbana, sovrastante i due quartieri Barisano e Caveoso. Verso l’inizio del XVI secolo, la città venne ceduta dagli Aragonesi al conte Giovan Carlo Tramontano, poi ucciso nel 1514 dagli stessi abitanti in rivolta per le tasse. Nel 1663, in epoca spagnola, la città di Matera ottenne la dignità di capoluogo della Basilicata e di sede di Regia Udienza. Tale conferimento rimase inalterato fino al 1806, quando Giuseppe Bonaparte, nominato Re delle Due Sicilie, trasferì il capoluogo a Potenza.

Il declino postunitario

Dopo l’Unità d’Italia, a Matera come in altre zone del Mezzogiorno cominciò a diffondersi un certo malessere dovuto alla mancata redistribuzione delle terre. L’insorgere del malessere popolare culminò con l’eccidio del conte Gattini; egli era reo di essersi impadronito delle terre demaniali e di non averle redistribuite alla popolazione.

La II Guerra Mondiale e l’abbandono dei Sassi

Matera fu la prima città italiana a insorgere contro gli occupanti nazisti, il 21 settembre 1943. La città liberata, chiedeva a gran voce la redistribuzione agraria, anticipando i moti della ricostruzione. Nel 1948, scoppiò la questione dei Sassi di Matera, sollevata da Togliatti prima e da De Gasperi poi, e che costrinse i 15.000 abitanti dei Sassi a spostarsi nei nuovi quartieri residenziali della città. Nel 1986, una legge nazionale ordinò il recupero dei Sassi, degradati da trent’anni di abbandono e dai danni del terremoto dell’Irpinia.

 Capitale Europea della Cultura 2019

Tante le ragioni che hanno portato alla scelta di Matera come Capitale della Cultura Europea 2019; la giuria è stata colpita dall’entusiasmo e dalla innovatività caratterizzanti l’approccio artistico. Ci sono diversi progetti dotati del potenziale per attrarre un varia e più ampia audience europea, compresa la grande mostra Rinascimento del Mezzogiorno.

Come visitarla

La visita alla città è compresa negli itinerari “Dal Grano al Forno, la storia centenaria del pane di Matera” e “Con le mani pasta, i giochi del pane”.

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