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Azienda Risicola Principato di Lucedio

Una sacra azienda agricola

La storia del complesso agricolo di Lucedio inizia nove secoli fa; qui vi si stabilì una delle prime comunità di monaci cistercensi d’Europa. Per non contravvenire al divieto di sfruttamento diretto delle terre e delle imposte, i monaci organizzarono un sapiente stratagemma: i lotti di terreno vennero affidati ai cosiddetti fratelli conversi, laici latifondisti, che restituivano parte delle entrate derivanti dall’usufrutto di questo fertile territorio risicolo.
La struttura era un luogo mistico per gli Aleramici, infatti nell’antica chiesa risalente al 1150 e poi ricostruita nel 1770 riposano le spoglie di molti marchesi del Monferrato.
Nel 1787 l’azienda venne secolarizzata e divenne privata; il suo nuovo proprietario, il duca genovese Raffaele de Ferrari di Galliera, ottenne il titolo di Principe da Re Umberto I per la sua fedeltà.

Il mistero della “Colonna che Piange”

Non bastasse questo a renderla un luogo particolare, c’è un mistero che coinvolge nientemeno che il Maligno.
Si narra che nel 1684 un gruppo di stregoni evocò il Diavolo nei pressi di un cimitero della zona, tra l’abbazia di Lucedio e la Grangia di Darola. Perso il controllo dell’evocazione, lo spirito malvagio si impossessò della mente dei monaci di Lucedio, che iniziarono un periodo di abusi e vessazioni su tutti gli abitanti della zona.
Da questa leggenda parte il mito della “Colonna che Piange”. Si tratta di una colonna in solido granito posta ancora oggi nella sala capitolare, dalla quale senza una ben specificata ragione sgorgano delle gocce d’acqua, come fossero lacrime. Si attribuisce questo strano fenomeno a tutti gli orrori cui la colonna deve aver assistito silente.
Il possesso dei monaci da parte del demonio durò almeno un altro secolo, fino a che Papa Pio VI, nel 1784, inviò un esorcista da Roma. L’esorcista dispose quindi le mummie degli abati del monastero a cerchio, sigillando il Diavolo nella cripta dell’abbazia.
L’abbazia venne subito dopo secolarizzata (1787) e i monaci rimasti dispersi in conventi della zona.

Lo Spartito del Diavolo

Come garanzia finale, venne composto uno spartito, denominato appunto Spartito del Diavolo che secondo gli esperti di esoterismo e magia nera avrebbe dei poteri paranormali; infatti, se suonato nel verso corretto aiuterebbe ad aumentare la forza del sigillo, se suonato al contrario invece libererebbe il demone.
Lo spartito si trova sulla facciata dell’abbandonato Santuario della Madonna delle Vigne, un luogo che nel tempo è diventato meta di pellegrinaggio per gruppi satanisti di tutta Europa. La musicologa Paola Briccarello nel 1999 studiò lo spartito e ne scoprì i segreti: sostituendo alle note le lettere, lo spartito dice le parole “Dio”, “Fede”, “Abbazia”. Ciò che è ancora più strano è che i tre accordi iniziali sono tipici accordi di chiusura della musica liturgica, quasi come se fosse stato scritto al contrario.

Come visitarla

La visita a questo luogo mistico e all’azienda risicola, che produce uno dei migliori risi del vercellese, è compresa nell’itinerario “Il cammino dei Templari: tra simbolismo e leggenda monferrina“.

in foto: la famiglia dei Conti proprietari del Principato di Lucedio

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